Archiviato in: Uncategorized | Tag: l'osteria senza oste, strada del prosecco, valdobbiadene e dintorni
Non avrei mai pensato di recensire un posto in questo blog, che nasce con tutt’altri intenti.
Due sono le motivazioni che mi spingono a parlare di questa osteria, la prima perchè probabilmente è tutta una leggenda metropolitana, la seconda perchè alla base c’è la tutela e la promozione di un territorio nel territorio stesso in un modo che ho cercato di descrivere nelle linee guida e che, un giorno o l’altro, descriverò in modo preciso.
Sto parlando dell’Osteria senza Oste: siamo in un punto imprecisato e non segnalato lungo la strada del prosecco, in modo approssimativo dalle parti di Valdobbiadene, dove le colline trevigiane sono ricoperte da viti.
Parcheggiando la macchina in uno spiazzo di fortuna e allontanandosi dalla strada principale per cinque minuti a piedi si giunge in una casera, forse sempre aperta, dove si trova solamente una stanza di pochi metri quadri aperta a chiunque voglia entrare: quella è l’Osteria senza Oste.
L’oste che non c’è fa trovare salame e sopressa, vino (prosecco fermo), del formaggio, qualche dolce, uova sode e naturalmente bicchieri coltelli e taglieri.
Alla base di tutto c’è la responsabilità dell’avventore che può prendere tutto ciò che vuole, mettendo il dovuto in una cassettina e lasciando il posto in ordine.
Tu senti parlare di questo posto, fatichi non poco per trovarlo e nel farlo scopri che in fondo in Veneto non ci sono solamente case e cappannoni; quando arrivi ti prendi un salame e una bottiglia di vino, passi un paio d’ore al tavolino del terrazzo panoramico sorprendendoti di come sia buono il prosecco fermo, che non è borioso; vale la regola della “cortesia montanara”, anche se siamo in collina, e scambi un saluto con chiunque si trova nelle tue stesse condizioni. Alla fine fai il conto di quanto devi all’oste (ogni cosa ha un prezzo indicato) e te ne vai felicemente sorpreso dall’esistenza di un posto che forse forse è solo una leggenda metropolitana.
Il forte valore aggiunto di un’esperienza del genere sta nel rilancio di un territorio che ha sofferto l’arroganza del prosecco presentato come prodotto-portavoce-unico di una vasta area che alla fine non viene nemmeno immaginata dai fighetti sorseggianti calici di bollicine di marca.
Coloro i quali vanno a scoprire queste colline trevigiane, quelle che vanno oltre al prosecco, siamo noi che ci viviamo a pochi chilometri di distanza, ed è il territorio stesso che dà nuove opportunità di sviluppo che si fondano sulla tutela del territorio attraverso pratiche di agricoltura sostenibile poichè è la riscoperta di una tradizione agroalimentare locale; tutto questo ha la potenzialità di rilanciare economicamente un territorio che si sta atrofizzando sulla monoproduzione trovando nuove vie di sviluppo che sono radicalmente diverse da quelle finora usate perchè si basano e dipendono dal territorio stesso (una sorta di ciclo corto) e non, invece, dalle grandi scale di riferimento globali che sembrano muoversi all’unisono.
2 Commenti finora
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posso confermarne l’esistenza, non è una leggenda metropolitana, e confermo anche che l’impresa sta nel trovare la strada per arrivarci! Un consiglio agli avventori, vestitevi bene perchè fa sempre fresco da quelle parti :)
Commento di Claire 15 Aprile, 2009 @ 11:06 pmCi sono stato pure io,peccato per la compagna che scelsi per la serata,troppo borghese,anche rispetto al sottoscritto,per sopportare luogo e temperatura,che mi costrinse ad una ritirata prematura.
Commento di Francesco 19 Aprile, 2009 @ 9:15 pmCi tornerò.