Dalle mie parti la L non si pronucia, o meglio si pronuncia una semiconsonante dorsopalatale rilassata , qualcuno potrebbe chiamarlo sbatoleto, come direbbe belo. E’ da questi fonemi che vedi se uno è veramente autoctono.
(Mi scuso per la mia poca dimestichezza informatica, un giorno riuscirò a inserire la L sbarrata del precedente link)
El sbatoeto è per i bambini quando stanno male, è per quando non riesci a dare quel maledetto esame o non riesci a dargliele a quel maledetto prof; non è propriamente un antidepressivo perchè ti rinvigorisce e ti dà energia.
Prendi un uovo e con maestria dividi il bianco dal rosso (col sbatoeto non c’è albume e tuorlo), metti la palla rossa in una tazza; aggiungici un cucchiaio di zucchero e con una forchetta sbatti vigorosamente fino ad ottenere una crema quasi bianca che raddoppia di volume. A cucchiaite, col cucchiaino, da un bicchiere che poi ti lecchi i baffi: non ci sono controindicazioni.
I più sofisticati aggiungono orzo, caffè solubile o altri aromi.
I borghesi ci aggiungono del moscato e fanno cuocere la crema a bagnomaria in un pentolino di rame. E hanno un cuoco che lo fa per loro.
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Da me si chiama SBATUDIN.
Commento di Jack Frost 4 Agosto, 2008 @ 10:45 amVoglio l’angolo cucina sinistra Piave